Mare profumo di morte

Una cartolina di Daniele De Luca

Mare profumo di morte

“Sono entrato in Libia a gennaio 2016 dove sono stato incarcerato per 14 mesi. Un giorno in prigione, la polizia ci ha chiamato e ha portato fuori 8 di noi, ci hanno messo in un auto dove non vedevamo nulla. Dopo un po’ l’auto si è fermata. Un uomo della polizia ha aperto il retro dell’auto e ci ha fatto scendere: di fronte ai nostri occhi c’erano i corpi morti di più di 40 persone. Ci hanno detto che dovevamo mettere i corpi in un grande camion bianco.
Alcuni dei corpi non avevano le gambe, altri erano senza faccia, senza mani o senza occhi. Abbiamo lavorato tutto il giorno senza mangiare né bere. Dopo aver accatastato i corpi morti ci hanno rimesso in auto e ci hanno portati verso la prigione. Ad un certo punto si sono fermati e se ne sono andati. Noi abbiamo preso alcuni pezzi di ferro presenti nell’auto, abbiamo aperto la porta e siamo scappati. Siamo andati verso il mare, un uomo arabo mi ha messo nella nave. Era piena di persone che urlavano e piangevano perché l’acqua continuava ad entrare. Io sono stato seduto in mezzo all’acqua una notte intera. Grazie a Dio sono vivo.”

Fonte: N.K., Liberia